
Scheda.
Schopenhauer e l'India

Negli anni in cui frequent i circoli culturali di Weimar, Arthur
Schopenhauer ebbe occasione di conoscere F. Majer, famoso
orientalista che lo introdusse ai Veda e alle Upanishad. Pochi
anni dopo, Schopenhauer port a termine il suo capolavoro, Il
mondo come volont e rappresentazione (1818), che costituisce una
svolta nella storia della cultura occidentale. Il recupero e la
valorizzazione di stimoli e suggestioni del pensiero indiano si
compenetravano con un duro attacco alla tradizione filosofica
occidentale, con un netto rifiuto della stessa idea di storia e
con una ancora pi ferma condanna della sua interpretazione come
progresso dello spirito umano, allora molto in voga e al centro
del pensiero dei filosofi idealisti.
Schopenhauer riprende dal pensiero indiano l'elemento
caratteristico del velo di maya , la manifestazione illusoria
che copre come un velo la realt e che rende tutte le certezze
metafisiche della tradizione filosofica occidentale come ombre
inconsistenti, evanescenti, ingannatorie. La stessa vita umana 
interpretata come sogno senza sognatore; e non  un caso che per
molto tempo il pensiero di Schopenhauer sia passato inosservato e
in seguito duramente contestato da pi parti. Egli rimane un
esempio quasi unico di un filosofo occidentale che si ispira a un
pensiero extraeuropeo per portare avanti una critica frontale e
demolitrice della nostra tradizione filosofica

